Un haiku in bianco e nero

 

Simon d'Exéa ama gli angoli anche se sono scontrosi, difficili, inospitali. Luoghi chiusi in se stessi, piccole vertigini di spazio, poco inclini a comunicare, indisposti a mostrarsi. Per cui di solito lo sguardo degli altri (fotografi s'intende) si posa lì giusto un attimo e parte per visioni più appaganti: la potenza di un arco, la corsa verso il cielo di una scala, la fuga delle finestre in un salone... Ma un angolo invece, quest'incontro sghembo improvviso, quasi un inciampo tra le mura, per Simon è il punto che trattiene la luce la trasforma in ombre, la inghiotte e la rilascia con strani capricci. Lui li vede e ferma l'immagine.

Per far questo bisogna aver gran rispetto per i particolari. Perché anche se sappiamo che nel particolare c'è Dio, nessuno ha più tempo per i particolari. Né la calma per soffermarsi sugli angoli bisbetici. Per cogliere la sfumatura di ombra che nasce dall'incontro di due pareti contro la diagonale di un tramezzo.Per raccontare quel frammento di pelle di un edificio che magari conosciamo tutti, ma mai visto così da vicino. Per accorgersi di quanta armonia nasconde quel giunto che sorregge un intera costruzione, con tale umiltà e discrezione da diventare invisibile.

Ci vuole tempo, pazienza e speciale attitudine. Persino disciplina- si direbbe. Altrimenti come disintossicarsi dal dilagante flusso visivo dove i colori sono sempre saturi, le immagini scontornate sull'altare dell'Hd e del 3D, il canone del bello partorito dal photoshop. La forma segue l'illusione, venera l'artificio e non lascia spazio per la assertiva e rigida bellezza di un angolo, o la trasparenza della pelle di un edificio in ferro e vetro.

Tranne in queste foto che meticolosamente declinano i loro grigi; disegnano con rigore linee, punti, superfici; non temono il calvinismo delle linee rette. Qui di nuovo la forma segue la funzione, come detta la legge del Moderno. E ci vuole coraggio e ottimismo per riscoprirsi moderni. Aver di nuovo fiducia nel costruire e nel costruito. Puntare a scoprire l'essenza di uno spazio in tempi di liquida post modernità.

Pur sapendo che del potente edificio moderno restano ormai i reperti e che si può solo procedere a raccoglierne i frammenti, per fermarli in immagini dalla leggerezza di un haiku, sussurrato in bianco e nero, nascosto nell'ombra velata di un angolo.

 

Alessandra Mammì

Simon d'Exéa Photographer – Contemporary art, Architecture, Fine art, Still life, Portrait, Wedding, photography

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